Apostolo di Maria

Un pomeriggio della fine di agosto del 1952, il quadro della Madonna delle Grazie, già ricoperto della veste di argento fatta apposta per le grandi occasioni e precedentemente trattata con il sidol, era stato sistemato sulla pedana e stava per essere trasportato dalla nostra chiesetta alla chiesa matrice di San Giovanni Rotondo, dove, per i festeggiamenti patronali, sarebbe rimasto esposto una decina di giorni alla devozione dei fedeli sangiovannesi. 

Poco prima della partenza, […] decisi di non partecipare al corteo: andai a nascondermi nell’angolo nord dell’orto del convento […]. I cortei religiosi li consideravo perdita di tempo ai danni della vera devozione, ed ero sicuro che avrei trovato Padre Pio perfettamente d’accordo con me nel considerarli particolari trascurabili nell’ambito della devozione a Maria Santissima. 

Terminata la lettura, lasciai l’orto e, rientrato in convento, incontrai solo soletto per il corridoio Padre Pio. Gli offrii il braccio per accompagnarlo, ma mi vidi tempestivamente e decisamente rifiutato e mi sentii dire con voce tonante: «Perché non sei andato alla processione?». Nel fuoco dell’umiliazione e nel bollore della vergogna mi disidratai. Egli non era d’accordo con me. Il piccolo castello delle mie teorie, che, secondo me, avrebbe dovuto ospitare felicemente il Padre, si rivelò completamente inadatto per lui. Eppure mi era sembrato che egli, nelle devozioni, badasse soltanto all’essenziale e non desse troppa importanza alla pomposità delle manifestazioni esteriori e alle confezioni di lusso delle pratiche di pietà. Sempre, in ogni circostanza, come confratello e, soprattutto, come confessore, egli, con gli esempi e gli atteggiamenti oltre che con i suggerimenti e le esortazioni, mi aveva invogliato a venerare la Mamma Celeste, mi aveva esortato a gustare la gioia di amarla svisceratamente. Qualche volta per spingermi a recitare con maggiore entusiasmo il Santo Rosario mi aveva detto scherzando: «Tu hai un brutto muso. Solo quando reciti l’Ave Maria, puoi dire di avere labbra porporine». E in un’altra occasione mi assicurò: «Diventerai un angelo “co tante scenne” [con tante ali], se sarai devoto a Maria Santissima». Ma io non avevo creduto di dover estendere queste esortazioni anche “alle infrastrutture” della devozione mariana. Quella sera, dopo aver sofferto l’affronto di Padre Pio, riconobbi onestamente di essere stato piuttosto io a fare un affronto a lui. Infatti, lo avevo conosciuto come un innamorato della Madonna e un fervente apostolo della devozione mariana. Quel pomeriggio, con la scusa, veramente speciosa, della inutilità delle manifestazioni “folkloristiche”, lo avevo preso in giro e offeso nei sentimenti più delicati.

[Padre Pellegrino Funicelli, Padre Pio tra sandali e cappuccio, pp. 167-169]

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