Angelica Purezza

Ho conosciuto Padre Pio sin dal 1917 e posso asserire che la sua figura umana è stata sempre luminosa, mai offuscata da ombra alcuna. La semplicità della sua anima verginale risplendeva nel volto fresco, roseo e bello. I suoi occhi erano grandi, profondi, lucenti, penetravano nell’intimo delle coscienze, ne scandagliavano le più nascoste pieghe. Il comportamento rigido e severo, ma umile e buono, incuteva timore e turbamento nelle donne vanitose, non decentemente vestite e coperte, nelle persone disoneste e immorali e in quanti erano schiavi delle passioni impure. La sua modestia e riservatezza con tutti, specialmente con le donne, erano indizi certi della purezza della sua vita […].

Padre Pio amò e custodì gelosamente il giglio della purezza. Sin dalla fanciullezza ebbe immensa cura della virtù angelica. Quando la mamma, zia Giuseppa, vedendolo sempre in casa, in Chiesa e a scuola gli diceva di andare a giocare coi compagni, rispondeva: «No, mamma, i compagni fanno cose cattive e offendono Gesù» […].

Non posava mai lo sguardo sul volto delle donne; non osava guardare neppure il viso della mamma, la quale una volta scoppiò in pianto perché il figlio, stando alla sua presenza, guardava a terra e non la degnava di uno sguardo. Se, costretto a ricevere donne per dare un consiglio, una esortazione, una benedizione, una parola di conforto, sembrava all’apparenza che le stesse guardando, in realtà il suo sguardo era assente, vago, proteso verso un orizzonte sconfinato, verso il cielo. Il caro Padre ci ripeteva spesso che gli occhi sono le finestre dell’anima, da cui entra il peccato e la morte. Ci raccomandava la mortificazione dei sensi, in modo particolare quella degli occhi, per allontanare le tentazioni contro la santa purezza. Soffriva quando le donne gli prendevano la mano, la toccavano e la stringevano. Allora diventava severo e burbero. Scacciava le donne con le vesti corte e scollacciate. Un giorno, ricordo, cacciò bruscamente dal corridoio del convento due ragazzi coi calzoncini corti. Fattogli notare dal Superiore, padre Rosario d’Aliminusa, che erano i figli del Prefetto di Palermo, Padre Pio non volle sentire giustificazioni: «Il convento – disse – è sacro al pari della Chiesa e non deve essere profanato».

[Padre Alberto D’Apolito, “Padre Pio da Pietrelcina. Ricordi, esperienze, testimonianze”, pp. 249-251]

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