Ed ecco i puerili affreschi per San Pio!

di Francesco Colafemmina, da Fides et Forma (31/01/2013)

Un guazzabuglio artistico, liturgico, spirituale. Ecco cos’è diventato il Santuario di San Pio a San Giovanni Rotondo. Dispiace davvero che i Frati per poter rimediare alla bruttezza indiscutibile di quel luogo che allontana i fedeli, si vedano costretti a ricorrere ad orrende “pezze a colori”. E’ il caso del “Grande affresco della cappella dell’adorazione”. Ve la ricordate la cappella? Quella con il nero totem in pietra spacciato per tabernacolo? Il totem di Floriano Bodini voluto da Mons. Crispino Valenziano? In quello spazio vuoto furono inserite alcuni anni fa persino delle oscene vetrate astratte, tanto per dare un po’ di colore al nulla… Adesso i Cappuccini si ingegnano e dato il successo sfrontato dei lussuosi mosaici di Rupnik, una sorta di puerile manga per il fedele nazional-popolare, decidono di ricorrere ad un affresco in stile rupnikiano per adornare la spoglia cappella.

(La cappella prima degli affreschi)

Ricordo ancora la prima volta che vi entrai. Forse fu suggestione, forse una percezione concreta, ad ogni modo sentii la necessità di fuggire da quel luogo che mi trasmetteva un brivido di terrore. Come inginocchiarsi dinanzi alla fredda pietra nera priva di alcun riferimento a Cristo? Lì, adoranti, vi erano alcune suore e qualche anziana signora. In tutto cinque persone. L’ambiente raccolto, circondato dall’insistente color arancio-ocra, metteva in risalto solo il monolite, l’inquietante pietra nera che pareva evocare l’adorazione di qualche misteriosa divinità orientale o piuttosto d’una raffinata idea geometrica di Dio. L’oggetto in sé diventava punto focale. E deteneva un potere primitivo: una stele, una colonna, un obelisco, una riproduzione in piccolo della Kaaba. Un simbolo che sovrastava Colui che avrebbe dovuto ospitare. Fuggii, ripeto, con un senso di profondo disgusto, anelando la luce.

(Affreschi o cartoni animati?)

Non aveva torto Montesquieu quando affermava: “Il est très surprenant que les richesses des gens d’Église ayent commencé par le principe de la pauvreté.” I frati di San Giovanni Rotondo sono la massima espressione di questo paradosso. Dopo aver ampiamente sprecato le offerte dei fedeli per costruire un tremendo mausoleo che non può certo esser definito “chiesa cattolica”, dopo aver investito altri denari nella farsesca traslazione della povera salma di San Pio in questo enorme mausoleo, ora continuano avidamente a chiedere ulteriore denaro per coprire gli errori che essi stessi hanno commesso. E questo inganno costante del fedele oltre ad essere cialtronesco è profondamente immorale. Specie se condito da affermazioni del genere: “Contribuite a mettere anche un po’ del vostro colore nel grande affresco della chiesa: il Signore vi ripagherà col centuplo e Padre Pio santo vi benedirà riconoscente e colmerà di preghiere voi e le vostre famiglie.” La santità svilita a mercimonio, il marketing del sacro, come qualcuno l’ha definito, è diventato paradigma del fenomeno San Giovanni Rotondo. Eppure c’è un dato positivo in tutto questo squallore: per la prima volta non vengono strombazzati nomi altisonanti di artisti. I frati devono aver capito che ai fedeli non interessano Pomodoro o Paladino, e neppure le pizze fredde come Rupnik. Interessa apprendere la storia sacra attraverso le immagini, attraverso un’arte che sappia elevare lo spirito. Purtroppo quella della cappella dell’adorazione è un’arte da murales di periferia, una sciatta riproduzione di qualche fumetto catechetico di quelli che si ammanniscono ai bambini in parrocchia. È il cattolicesimo adulto: ipermoderno o dozzinale, da archistar o da madonnari, avanguardista o infantile, effemminato o adolescenziale, affetto da una patologia psicologica irrisolta, da una inadeguatezza fondamentale nel confronto con la contemporaneità e la propria storia che esita in queste zingaresche esibizioni. Ne soffre la fede dei semplici, l’autorità morale dei chierici, la credibilità in definitiva della Chiesa. Ma loro vivono in un mondo fumettistico nel quale, alla bisogna, si mungono i fedeli, restando in pace con lo spirito e con le proprie coscienze…

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