Desiderio Magnani, un operaio di Padova, il 4 agosto 1962, mentre stringeva un bullone con una chiave inglese fu investito da una spaventosa fiammata che una scintilla, sprigionatasi per l’attrito della chiave sul bullone, aveva provocato nell’ ambiente saturo di vapori di benzina. Ricoverato all’ospedale civile di Padova d’ urgenza, i medici avevano diagnosticato ustioni di secondo e terzo grado su varie parti del corpo, compreso il volto. Erano ustioni mortali. Le condizioni del Magnani andarono progressivamente peggiorando. Vi fu un conseguente aumento notevole della temperatura, che persistette a lungo, debilitando tutto l’ organismo. Pronunciava frasi sconnesse. Inveiva contro le sorelle, Zelaide e Aurelia, che avevano preso ad assisterlo e in alcuni momenti delirava. Il 20 agosto si raccolsero a consulto intorno al letto di Desiderio i professori Cacciavillani e Dogo e i dottori Girardi e Ferola. I medici uscirono dalla stanza scuotendo la testa. Dichiarò poi per iscritto il dottor Giuseppe Pontara, medico chirurgo di Cartura, presso Padova: “Alla necrosi dei tessuti si aggiunse una progressiva riduzione della diuresi, con stato di coma e segni di scompenso cardiaco circolatorio”. Lentamente Desiderio si andava spegnendo. Le sorelle erano disperate. A un tratto Aurelia pensò a Padre Pio e spedì a San Giovanni Rotondo un telegramma urgentissimo: “Chiedo suo aiuto invocando preghiere per fratello Magnani Desiderio in punto di morte, sua devota sorella Aurelia Piccolo”. Passarono quattro ore e Desiderio cominciò a dare segni di miglioramento. Nei giorni successivi il miglioramento continuò, l’uomo fu dichiarato fuori pericolo, pur non essendoci stata una risoluzione per crisi, come annoterà il dottor Pontara. Il 6 novembre lasciò l’ospedale ormai guarito. Il giorno successivo a quello in cui la sorella aveva spedito il telegramma a Padre Pio, Desiderio Magnani aveva riferito di aver visto in sogno un vecchio frate che gli sorrideva e che lo benediceva.

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